Le avventure di Micio e Micia

C’è un paese che ha la forma di stivale, l’Italia. In cima a questo stivale, cioè nell’Italia del nord, c’è Torino, dove si tennero le Olimpiadi invernali, e Milano, la città della moda. Ci sono anche molte città conosciute in tutto il mondo, come Verona, città di Romeo e Giulietta, e Venezia, la capitale dell’acqua. A metà strada tra Verona e Venezia c’è Vicenza. Antica città sorta in epoca medievale, è attraversata dal fiume Bacchiglione.
In una casa sulla riva del fiume viveva una famiglia di gatti. il gattino Micio e mamma gatta Micia.
Micio, che era ancora piccolo, seguiva sempre la sua mamma. Le si arrampicava sulla schiena e giocava scherzosamente con la sua coda.
Un giorno, per gioco, balzò di fronte a Micia con l’intento di farsi inseguire da lei. Nonostante fosse un po’ stanca, Micia gli corse dietro e Micio, lieto di avere una compagna di giochi, corse felice qua e là. Mentre Micio dormiva russando sul divano, Micia lo leccava teneramente e gli lustrava il pelo.
I due gatti trascorrevano una vita felice e beata, ma un giorno accadde all’improvviso una terribile sciagura.
Per una settimana intera aveva piovuto ininterrottamente e le acque del Bacchiglione, che scorreva proprio davanti a casa loro, fuoriuscirono dagli argini del fiume. Ciò accadde in una notte di novembre. Molti ponti furono spazzati via, gli immensi campi verdi furono ricoperti da un fiume di fango marrone e molte case che si trovavano sulla riva furono sommerse dall’acqua sino all’altezza del tetto. La casa in cui vivevano i due gatti era tutta su di un piano, perciò fu anch’essa travolta dall’acqua, ma prima che fosse spazzata via, il gommone dei pompieri era venuto in soccorso alle persone coinvolte nell’inondazione.
La pioggia non smetteva di cadere e il rumore del vento e del motore del gommone erano assordanti. Micio e Micia sentirono in lontananza chiamare i loro nomi, ma nel frattempo il povero micio si era nascosto nella credenza della cucina. Tutto tremante e impaurito, Micio di certo non si aspettava che l’acqua arrivasse fino a lì, ma improvvisamente la credenza fu portata via dalle acque del fiume. Intanto mamma Micia non si trovava. Letti, automobili e oggetti di ogni genere erano spazzati via dal fiume a gran velocità. Quando venne l’alba, finalmente smise di piovere e il sole tornò a splendere nel cielo blu. Micio, chiuso nella credenza, era stato trasportato dall’acqua fino al centro della città, dove si era fermato contro la balaustra di un grande ponte di pietra. Era la prima volta che si trovava nel centro di Vicenza e, mentre osservava disorientato quei luoghi mai visti, non poteva fare a meno di pensare alla sua povera mamma.
Nel frattempo gli era venuta fame, e mentre camminava lentamente per la città, sentì all’improvviso un delizioso profumino. Cercando di capire da dove venisse quell’odore, capitò di fronte ad una piccola pescheria. All’improvvisò uscì una donna grassa e, come si accorse di Micio, esclamò: – ma che bel gattino! – Si inginocchiò di fronte a lui e cominciò ad accarezzarlo. – Sei proprio un gattino socievole! Non hai paura degli sconosciuti… – disse. Quella notte Micio non aveva chiuso occhio, era stanco e affamato e non smetteva di tremare dal freddo.
– Ma stai tremando! – disse la donna. Lo prese in braccio e, accarezzandolo con la guancia, gli chiese: – hai fame? – Allora Micio rispose di sì facendo le fusa e la donna tirò fuori dalla borsa una delle sardine che aveva appena comprato e gliela diede. Dopodiché rientrò nella pescheria e si fece dividere a metà un bel filetto di salmone affinché Micio potesse mangiarlo più facilmente.
– Mi piacerebbe tanto portare questo piccolino a casa con me, però forse ha già un padrone! È impossibile che un micio così carino sia randagio. – disse lei con aria dispiaciuta e, voltandosi varie volte a guardare Micio che mangiava il pesce, se ne andò.
Il centro della città era ancora tutto allagato e Micio cominciò a pensare sul serio che avrebbe dovuto arrangiarsi a vivere da solo. – Dove sarà la mia mamma? – pensava… Intanto vagava per la città cercando un luogo sicuro, al riparo dall’acqua, dove passare la notte. Ad un certo punto giunse di fronte ad un grande palazzo. Era un vecchio palazzo di pietra, circondato da un ampio giardino e davanti all’ingresso c’era una grande quercia. Micio, che era un gatto assai agile, decise di passare la notte su quell’albero e, spiccato il balzo, si adagiò sul ramo più bello della pianta. Sull’albero c’era un nido di merli e Micio si rivolse a mamma merla, la quale intanto covava le uova, e le disse: – scusi il disturbo –
Dall’alto della quercia si vedeva bene ciò che accadeva all’interno del palazzo. L’edificio aveva tre piani e Micio notò che c’era un altro gatto che giaceva sdraiato nella terrazza sottostante. – Cosa?! Ma quella è la mamma! Non posso crederci! Si tratta senza dubbio di lei! – urlò a squarciagola. Micio cominciò a miagolare: “miao… miao… mamma sono io! Sono qui!”. Micia riconobbe la voce del suo Micio e cercò con lo sguardo da dove provenissero quei miagolii. Si guardò intorno e finalmente lo trovò. – Sei tu Micio su quell’albero!!- esclamò a gran voce.
Micia attraversò a tutta velocità il giardino, sgusciò tra le sbarre del grande cancello e raggiunse la quercia. Intanto Micio era sceso di corsa dal ramo e, ai piedi della quercia i due gatti finalmente si rincontrarono. Leccandosi e strofinandosi il muso l’un l’altra, Micio e Micia erano troppo felici di essersi ritrovati.
“Ma allora sei vivo? Cosa ti è successo? Credevo non ti avrei mai più rivisto.” Disse Micia.
“Mamma sono io! Sono stato travolto dal fiume e pensavo che tu fossi morta”. Rispose Micio.
Micia, cercandolo in quel torrente di fango era giunta in cima al tetto, dal quale era scivolata cadendo su di un materasso che era stato portato via dalla corrente. Il materasso su cui viaggiava la aveva portata fino al centro della città, e si era fermato contro un ponte. Poiché il livello dell’acqua era alto, fu facile per Micia arrampicarsi sul ponte. Per fortuna l’acqua non era arrivata fino al palazzo dove i due si trovavano. Bagnata fradicia e tremante in un angolo del giardino, era stata trovata da una ragazza, che si era avvicinata a lei e l’aveva pulita con un asciugamano asciutto. Una ragazza davvero gentile.
– Mamma possiamo tenerlo? Ti prego… aveva chiesto a sua madre.
– Ma che cosa dirà papà? Sai che non gli piacciono molto i gatti… Non importa, ci penserò io a convincerlo. Però uno solo. Non più di uno va bene? Me lo prometti?” rispose lei.
-Te lo prometto!
-Dico sul serio eh!
-Ho capito.
Nonostante Micia fosse riuscita a ritrovare il suo Micio, avendo udito queste parole, sapeva bene che non sarebbe stato possibile essere accolti entrambi in quella casa. Mentre Micia lo osservava strofinarsi il musetto sotto la sua gola, pensava intensamente al da farsi.
All’improvviso esclamò: – Micio! Ho una splendida idea. Andiamo insieme a Roma! Sì, proprio a Roma!
– Roma? E dov’è? – chiese Micio sorpreso.
– È a circa 500 chilometri verso sud. È una grande e vecchia città – rispose lei.
– E che cosa c’è a Roma?
– C’è il Colosseo! Un monumento enorme, oggi occupato da tanti gatti che vi trovano rifugio.
- E c’è da mangiare? – chiese Micio.
Micio stava ancora crescendo, quindi il cibo era assai importante.
– Non ti preoccupare. A Roma ci sono le “signore dei gatti”. Siccome amano molto noi gatti, la mattina e la sera ci portano tante cose da mangiare.
– Ma come faremo ad arrivare così lontano?
– Andremo in treno. Con un treno merci.
Presi dall’emozione, i due gatti si diressero nella notte alla stazione di Vicenza. Arrivati in gran fretta salirono su di un treno merci diretto a Roma che si era fermato lì.
Quando si fece giorno si trovarono davanti la città di Roma, avvolta nella luce splendente del sole.
Il traffico era spaventoso. I rumori di auto, bus, pullman di turisti, tram, motociclette e scooter si mescolavano producendo un frastuono assordante. Micio fu quasi travolto da un taxi e fu solo grazie alla prontezza di Micia che si salvò per un pelo. Anche in questo caso il gattino si rese conto di quanto l’amore della sua mamma lo proteggesse dai pericoli.
I due attraversarono un grande parco di alti pini e, come sbucarono in un’ampia piazza lastricata di sassi, si trovarono dinnanzi ad un grande monumento. Era il Colosseo.
Di fronte a tanta magnificenza rimasero immobili dallo stupore. La sera, approfittando del fatto che i turisti se ne erano andati, i due gatti attraversarono lentamente il grande arco d’ingresso ed entrarono nel Colosseo. In quell’istante furono circondati da decine di gatti di tutte le età e dai diversi colori. Erano tutti gatti dal bel pelo e dall’aspetto sano.
– Io mi chiamo Micia. Vengo da una città del nord che si chiama Vicenza. – Micia non fece tempo a presentarsi agli altri gatti, che subito un gatto nero le chiese:
– chi è questo gattino?
– È mio figlio Micio. – rispose lei.
Micio, che aveva visto la scena, sorrise pieno di felicità.
Se un giorno dovessi visitare anche tu il Colosseo e ti capitasse di vedere un gattino che vi abita felice e contento, accudito amorevolmente dalla sua mamma che lo lecca e gli pulisce il pelo, non vi è ombra di dubbio che i due siano Micio e Micia, che vivono nel Colosseo, dove tutti gli vogliono bene.